Non basta sorvegliare: è necessaria una alleanza educativa, per una “navigazione” condivisa

Possiamo  educare  i  nostri  figli  a  un  uso  consapevole  di  Internet. 

Non basta dare consigli, servono delle regole.

Ciò che conta sono il dialogo e la condivisione “digitali” tra genitori e figli.

I rischi di abusi o dipendenza non vanno sottovalutati.  
Controllare è difficile, accompagnare è consigliato!

Internet è l’invenzione che ci ha consentito di entrare nell’era tecnologica, permettendoci di comunicare in tempo reale con qualsiasi realtà del mondo. Creato inizialmente per velocizzare l’invio di informazioni militari, è divenuto in pochi anni protagonista della globalizzazione.
Porta di accesso a qualsiasi informazione politica, sociale, culturale e interindividuale, la Rete offre certamente tantissimi vantaggi.

 

Abbattendo virtualmente le frontiere, ha facilitato la comunicazione grazie al fiorire di Social Network. Persone di ogni razza e nazionalità, residenti in luoghi lontani e inaccessibili, possono interagire tra loro in tempo reale, offrire servizi e prodotti, informazioni, foto, video e ogni tipo di documento. Se, da una parte, Internet è diventato fondamentale nella globalizzazione, dall’altra, rappresenta uno strumento caotico e incontrollabile: nessuna banca dati è al sicuro.
Verificare l’attendibilità di una notizia è complicato e spesso impossibile. Internet è manovrabile e vulnerabile.

Per gli adolescenti, Internet rappresenta un’opportunità didattica, formativa ed educativa. Inizialmente i bambini usano tablet e smartphone per guardare i cartoni animati o per i loro giochini preferiti, poi cominciano ad approcciare il computer vero e proprio a fini ludici e per fare ricerche,
studiare, approfondire e allargare il campo dei propri interessi e passioni. Si entra cosí in chate nei Social Networks, dove si scambiano informazioni personali mettendo a rischio la propria privacy.
Cosí i vari Facebook, Netlog, YouTube, MySpace, WathsApp, Ask.fm e altri diventano le piattaforme ove “lanciarsi”: veri e propri punti d’incontro, angoli ricreativi.

Si comunica scambiandosi foto, filmini e filmati, musica, notizie e confidenze e, necessariamente, s’imparano nuovi vocaboli in inglese e termini tecnici. Il Social Network rappresenta un’importante
porzione della vita dei ragazzi, un’interfaccia, dove riporre qualsiasi cosa, dagli oggetti, agli interessi, ai sentimenti.

La password è la chiave d’accesso per entrare in quel mondo parallelo, concessa a chi si vuole, magari “all’amico del cuore” e, quasi mai, ai genitori.


Socializzazione nel “mondo digitale”


Nell’analisi delle forme di socializzazione nel “mondo digitale” le opinioni degli esperti in materia sono discordanti, ma gran parte di loro converge su una stessa linea mettendo in guardia gli
utenti della Rete dai rischi e dalle trappole nascoste in essa.
A farne le spese sono soprattutto i minori. Il punto di partenza è la socializzazione. Persone con problemi di relazione, spesso protetti dall’anonimato, creano identità fittizie, talvolta proiezione
del desiderio di apparire diversamente da ciò che realmente sono, utilizzando proprio i Social Networks. Facebook, Twitter, Google sono termini ormai di uso comune. Gli ultimi strumenti: i praticissimi tablet, gli smartphone e i telefoni cellulari, si prestano comodamente a questo
scopo, allargando a dismisura le opportunità di relazione.
Si è creato, dunque, uno sconfinato canale su cui navigare e, in questo, le nuove generazioni sono piú avvantaggiate proprio perché lo strumento e le procedure di utilizzo sono per loro piú consone e familiari.
L’anonimato favorisce l’audacia, attenua le inibizioni e induce a osare. Si sentono piú sicure e protette, sia perché possono scegliere l’interlocutore, sia perché la verità può essere dichiarata parzialmente.

 

La dipendenza digitale

 

Difficile “controllare” chi per predisposizione d’animo si vuol sentire libero, tanto piú con un mezzo che gliene offre ampia possibilità.
Difficile vigilare su chi per destrezza, presupposta la volontà, può facilmente gabbarci. Senza attribuire colpe, manca un’informazione di base affinché la comunità sia informata e preparata per riconoscere i limiti oltre cui non bisognerebbe inoltrarsi.

È pur vero che l’adolescenza si contraddistingue per una sorta di ribellione esistenziale ove l’atto
trasgressivo è normale, ma ciò non giustifica una degenerazione dei costumi e una svalutazione dei valori.

Istituzioni, scuola e genitori in primis, enti e associazioni a tutela e a sostegno dei minori, in una sinergica azione d’informazione si attivino affinché la ricca opportunità offerta da Internet, sia spesa al meglio.
Va da sé che tutta questa “libertà”, porta spesso a mettere i minori di fronte a rischi e pericoli. Uno dei rischi piú diffusi è la dipendenza da video-game. Inizialmente i minori si avvicinano al video
giocoper puro scopo ludico, poi, provando piacere nel superare le difficoltà e i livelli, usano la “paghetta” settimanale per acquistare i bonus necessari a superarli.
Con il tempo, nasce l’esigenza di avere a disposizione maggiori risorse economiche. Le richieste di denaro ai genitori diventano piú frequenti, accompagnate da motivazioni piú svariate, fino ad arrivare a mentire a genitori, compagni e insegnanti. Nei casi di dipendenza conclamata i ragazzi sono capaci di trovare modi illeciti per procurarsi il denaro.
Un’indagine condotta da Demoskopea nel 2010 su un campione di 13.360 ragazzi frequentanti le scuole di tutta Italia, con età compresa tra i 13 e i 18 anni, riferisce che il 49% di essi è dipendente da videogames. Siamo nel para-patologico o patologico stesso se simili comportamenti
sono considerati alla stregua dell’alcolismo o della tossicodipendenza.
Faccio questo parallelo perché le situazioni, i motivi e le dinamiche sono simili.

Questo sconsiderato uso riguarda, a pieno titolo, quelle fasce di persone che noi consideriamo giovani o giovanissimi, dove il gioco inizia per divertimento e diventa frenesia. Il minore giocatore
sarà un adulto dipendente.

I rischi di essere distolti da una vita equilibrata e sana, sono reali.

Benché ci siano aspetti positivi in termini di abilità, prontezza di riflessi, acutezza e capacità di sintesi, di logica matematica, di gestione delle emozioni, di pronte decisioni e di divertimento in sé, quest’uso sconsiderato può avere effetti deleteri.
Nel momento in cui non si è piú in grado di scegliere, ma è il gioco a dominare, si entra nel vortice della dipendenza.
I minori, assorbiti dal videogioco senza pausa, tralasciano tutto il resto. Impegni scolastici, sport, vita sociale, sono penalizzati e, al contempo, anche l’aspetto psicofisico ne è compromesso. Le possibili conseguenze di questo “attaccamento” possono essere: sovrappeso, disturbi
di concentrazione e del sonno, aumento dell’ansia, irritabilità, nervosismo sino ad agitazione, tremori e attacchi di panico. Il soggetto, in questo suo appagamento rischia la perdita del contatto con la realtà, causando disagio e tensioni, in un conflitto apparente con chi lo circonda e con sé stesso.

Non bisogna assolutamente sottovalutare quei comportamenti reiterati, responsabili della dipendenza.


 

G. VOLPIN, Non basta sorvegliare: è necessaria una alleanza educativa, per una “navigazione” condivisa, in “Etica per le professioni” 2 (2014) 60 - 67.