La nostra causa

 

Oggi i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza ambientale globale e minacciano il godimento dei diritti umani fondamentali quali, tra gli altri, il diritto alla vita, alla salute, all’alimentazione, all’acqua, all’alloggio, alla vita familiare. 

Tra di essi, va ricompreso anche il diritto umano ad un clima stabile e sicuro: dal momento che le condizioni climatiche influenzano la tutela degli altri diritti, il riconoscimento di un diritto specifico alla stabilità climatica fornisce ulteriore livello di protezione a tutti i diritti condizionati dal clima.

Un’insufficiente azione climatica a livello globale, così come a livello nazionale, pur di fronte a prove scientifiche schiaccianti, ha già le carte in regola per essere la più grande violazione intergenerazionale dei diritti umani della storia. 

Gli attori della causa climatica italiana

Con questa consapevolezza, più di 200 ricorrenti, tra cui 162 adulti, 17 minori (rappresentati in giudizio dai genitori) e 24 associazioni impegnate nella giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani hanno deciso di intraprendere un’azione legale mai intentata prima in Italia.

Oggetto della causa è citare in giudizio lo Stato per inadempienza climatica, ovvero per l’insufficiente impegno nella promozione di adeguate politiche di riduzione delle emissioni clima-alteranti, cui consegue la violazione di numerosi diritti fondamentali riconosciuti dallo Stato italiano.

L’azione legale è promossa nell’ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata “Giudizio Universale” e si inserisce a pieno nel solco di altre “climate litigation” portate avanti in diversi paesi del mondo.

I ricorrenti sono assistiti da un team legale composto da avvocati e docenti universitari fondatori della rete di giuristi Legalità per il clima. A patrocinare la causa l’Avv. Luca Saltalamacchia, esperto di tutela dei diritti umani e ambientali e l’Avv. Raffaele Cesari, esperto di Diritto civile dell’ambiente, assieme al Prof. Michele Carducci, dell’Università del Salento, esperto di Diritto climatico.

Le premesse

La premessa su cui si basa “Giudizio Universale” è che le acquisizioni scientifiche condivise, proprio perché non controverse, vincolano gli Stati e costituiscono un parametro di verifica della loro condotta, sia a livello internazionale che nazionale. 

Le principali obbligazioni climatiche che lo Stato è tenuto ad osservare derivano da fonti internazionali, regionali e nazionali, tra cui spiccano per rilevanza: 

  • Accordi internazionali sul clima (tra cui UNFCCC – Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici del 1992 e Accordo di Parigi del 2015)
  • Fonti internazionali e regionali sui diritti umani (tra cui CEDU, Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, artt. 2 e 8)
  • fonti dell’Unione Europea (tra cui TFUE art.191 e Regolamento UE n.2018/1999) 
  • Costituzione italiana (tra cui artt. 2 e 32)
  • Altre fonti di rango nazionale (tra cui Codice Civile, artt. 2043 e 2051)

L’azione legale è indirizzata allo Stato italiano, attraverso un atto di citazione davanti al Tribunale Civile di Roma. La richiesta formulata dall’azione riguarda la condanna dello Stato a realizzare un drastico abbattimento delle emissioni di gas serra per il 2030, in modo da centrare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sul clima, in ordine al contenimento massimo del riscaldamento globale entro 1,5°C e ad ogni modo ben al di sotto dei 2°C a fine secolo.

Nell’atto, si contesta la condotta illecita dello Stato, che non è riuscito a perseguire una politica climatica conforme alle acquisizioni scientifiche più avanzate. 

La causa legale non ha affatto un valore simbolico, ma mira ad ottenere un radicale cambiamento nelle politiche climatiche dello Stato, attraverso un deciso aumento delle ambizioni di riduzione e la garanzia di piena tutela dei diritti umani, in ottemperanza alle obbligazioni climatiche che lo Stato è tenuto a osservare per effetto della Costituzione, degli accordi internazionali e delle norme di rango nazionale.

I contenuti dell’atto di citazione

L’Atto di citazione nello specifico contiene: 

  • l’inquadramento dei problemi climatici e della grave e preoccupante condizione planetaria di emergenza climatica, accertata dalla comunità scientifica mondiale e dichiarata anche dalla UE e dall’Italia; 
  • la descrizione della specifica condizione di vulnerabilità e fragilità del territorio italiano;
  • la disamina delle fonti giuridiche da cui derivano le obbligazioni climatiche, che lo Stato deve rispettare;
  • il catalogo dei diritti fondamentali, a partire dal diritto umano al clima stabile e sicuro, altrimenti violati dall’emergenza climatica;
  • l’inquadramento della responsabilità climatica dello Stato in base al Codice civile italiano;
  • le richieste al giudice.

Per approfondire i contenuti dell’atto di citazione scarica qui l’Abstract

La vulnerabilità climatica dell’Italia

L’Italia presenta una straordinaria vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici.

I report ufficiali prevedono per il nostro paese aumenti delle temperature compresi tra +1.8°C e +3.1°C nel corso del secolo, una cifra che toccherebbe quota +3.5° / +5.4°C nei più catastrofici tra gli scenari ipotizzati. Con un aumento di temperatura medio globale di 3°C, circa il 50% della regione mediterranea sarebbe torchiata da periodi di siccità costante, anche per 5 o 6 mesi all’anno e l’Italia potrebbe letteralmente trasformarsi “in un deserto”. 

Secondo il World Atlas of Desertification, le aree ad alto rischio di desertificazione interessano almeno il 20% del territorio italiano. Le precipitazioni potrebbero ridursi del 30% entro la fine del secolo rispetto al 1971-2000, secondo lo scenario peggiore delineato dall’IPCC:

Intere zone costiere sono a rischio scomparsa per via dell’innalzamento dei mari. Non solo Venezia e l’alto Adriatico, ma anche vaste aree di Abruzzo, Puglia (sull’Adriatico) e Toscana, Lazio, Campania, Sardegna e Sicilia (sul Tirreno) sono a rischio erosione costiera o a rischio inondazione.

L’Italia è anche sempre più drammaticamente battuta da eventi estremi. In dieci anni sono stati 946 gli eventi estremi che hanno interessato 507 Comuni diversi. Secondo il Climate Risk Index 2020, pubblicato annualmente dalla ong tedesca Germanwatch, che prende in considerazione il periodo 2000-2019, l’Italia è al 22° posto per vulnerabilità climatica e addirittura al 6° per numero di morti registrati in eventi climatici estremi.

Le evidenze scientifiche che sostengono le argomentazioni dell’azione legale si riferiscono ai più aggiornati dati disponibili, provenienti da fonti nazionali e internazionali; integrati da due report commissionati dai ricorrenti a uno dei maggiori centri internazionali di studi climatici: Climate Analytics, organizzazione internazionale indipendente di ricerca sul cambiamento climatico. Climate Analytics ha prodotto due Rapporti, allegati all’atto di citazione, in tema di impatti climatici in Italia e di trend di riduzione e scenari emissivi relativi all’Italia.

Scarica il report di Climate Analytics “Climate Impacts in Italy” 

Scarica l’Abstract del report di Climate Analytics “Gli obiettivi e le politiche climatiche dell’Italia in relazione all’Accordo di Parigi e alle considerazioni di equità globale” 

Le richieste avanzate al giudice

L’obiettivo dell’iniziativa legale consiste nel chiedere al Tribunale civile una pronuncia che imponga l’adozione di decisioni statali di riduzione delle emissioni di gas serra, in grado di rendere definitiva la stabilità climatica e contestualmente garantire la tutela effettiva dei diritti umani per le presenti e future generazioni, in conformità con il dovere costituzionale di solidarietà e con quello internazionale di equità tra gli Stati.

Le principali richieste specifiche avanzate dai ricorrenti al giudice sono:

  • dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica;
  • condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Questa percentuale è calcolata tenendo conto delle responsabilità storiche dell’Italia nelle emissioni clima-alteranti e delle capacità tecnologiche e finanziarie attuali; in conformità ai principi di equità e di responsabilità comuni ma differenziate che caratterizzano il diritto climatico. 

Questi principi sono di massimo rilievo nel calcolo del “giusto contributo”  di riduzione (cosiddetto Fair share) che ogni Stato è tenuto a garantire per contribuire in maniera equa al raggiungimento dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi .

Le climate litigations come strumento per la giustizia climatica

L’iniziativa italiana si inserisce in uno scenario europeo e globale in cui cittadini e cittadine, giovani, famiglie e associazioni ricorrono sempre più spesso al potere giudiziario per tutelare i propri diritti e quelli delle generazioni future dall’emergenza climatica in uno dei momenti più drammatici dell’esistenza umana sulla terra. 

Per approfondire i più rilevanti casi di litigation climatica a livello internazionale, leggi qui